Recensione The Division: Broken Dawn

Autore Matteo Pisello  //  Admin extralevel.it
Data di pubblicazione 01 Maggio 2020
Data ultima modifica 10 Maggio 2020
Tempo medio di lettura 12-14 minuti circa
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Introduzione
Il virus ai tempi del Coronavirus
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I protagonisti e le loro storie
Quello che ho provato leggendo il libro
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Un mondo in rovina: baratro o rinascita
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Introduzione

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Bene, ora che la pre-introduzione è stata fatta cominciamo con il parlare e lo scrivere di Broken Dawn dell’autore Alex Irvine. Per gli appassionati delle serie di The Division è una lettura quasi obbligata. La storia si inserisce fra gli eventi del primo videogioco e il suo seguito, senza dimenticare inoltre il precedente libro della saga: New York Collapse, che purtroppo non sono riuscito a reperire al momento. Con questa recensione voglio evitare di entrare troppo a fondo e dilungarmi sulla storia, ma voglio far comprendere l’atmosfera che si respira leggendolo e il messaggio che seconde me vuole trasmetterci.

Ho voluto inoltre allegare delle stupende immagini di concept art realizzate dall’artista Tony Tran: uno dei disegnatori che lavora presso Massive Entertainment / Ubisoft. Se il livello di dettaglio e di immersione nei videogiochi è molto elevato è anche per merito suo. Vi lascio il suo profilo su ArtStation. I miei più sinceri complimenti, ed uno speciale ringraziamento personale per avermi dato la possibilità di utilizzare le sue magnifiche opere.

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Recensione The Division: Broken Dawn
Il virus ai tempi del Coronavirus

Non voglio assolutamente entrare nel tema del Coronavirus, COVID-19, 2019-nCoV, SARS-CoV-2 o come lo si voglia chiamare, perché non rientra nei temi trattati da questo sito. C’è fin troppa gente che ne parla. Fa solamente da sfondo alla situazione che noi tutti stiamo vivendo in questi mesi. Proprio a causa di questo virus sono rimasto a casa per due settimane, prima di tornare al lavoro. Durante questo periodo ho visto film, giocato con il PC e letto libri. Caso vuole che da inizio anno ho ripreso in mano The Division 2. Allora quale miglior scelta che leggere proprio un romanzo che ne espande la storia?

Dopo aver pubblicato questa recensione su Broken Dawn preparerò un nuovo articolo contenente delle considerazioni generali e personali sulla serie The Division. Intanto per chi non conoscesse la storia principale ecco un piccolo riassunto.

Siamo negli Stati Uniti, più precisamente a New York. Durante il Black Friday un biologo conosciuto come Gordon Amherst ha contaminato delle banconote con una variante del vaiolo, con lo scopo di infettare quanta più popolazione possibile. Insieme all’infezione si è propagato anche il panico fra la gente, creando caos e disordini in ogni dove. New York viene isolata e barricata, vengono innalzate mura e sbarramenti di fortuna per non far entrare ed uscire i cittadini.

In mezzo a tanto squilibrio è intervenuta la Divisione, un’organizzazione che entra in azione quando tutte le altre istituzioni hanno fallito. La prima ondata di agenti aiutata dalla JTF, fallisce miseramente. Durante i disordini e il caos generale alcuni agenti della Divisione vengono abbandonati al loro destino dalle autorità che avevano giurato di servire, diventando a loro volta traditori. Una nuova ondata di agenti SHD (la seconda) interviene cercando di riportare tranquillità e normalità in un luogo che di tranquillo, normale e sicuro ha ben poco. Quello che ne segue sono le vicende che si svilupperanno nei giochi.

Questa è una piccola prefazione all’universo della serie The Division e che fa anche da sfondo anche al libro di Alex Irvive: Broken Dawn.

Recensione The Division: Broken Dawn

Crediti immagine: Tony Tran

Recensione The Division: Broken Dawn

Crediti immagine: Tony Tran

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I protagonisti e le loro storie

Il libro è suddiviso in capitoli, nei quali vengono narrate a fasi alterne ma pur sempre consequenziali le storie dei personaggi principali: April Kelleher, Aurelio Diaz, Ike Ronson e Violet. Cominciamo con April: sconvolta dalla morte del marito avvenuta durante i primi giorni di disordini a New York, è intenzionata a scoprire cosa ci cela dietro l’omicidio di Bill. Quello che scoprirà la condurrà in un viaggio attraverso gli Stati Uniti fino a Washington D.C., passando per la pericolosa Zona Nera, per laboratori di genetica, chiatte galleggianti e confrontandosi con nemici che abbiamo imparato a conoscere anche noi giocatori.

Aurelio e Ike invece sono due agenti della Divisione di stanza a New York che lavorano per riportare la normalità, aiutando la JTF riconquistando avamposti, liberando civili dalle grinfie delle bande armate e svolgendo compiti di importanza strategica. Se Aurelio è la parte buona, giusta ed onesta della Divisione; Ike invece è quella meno limpida. Senza anticipare nulla della storia basti dire che Aurelio inizierà una vera e propria caccia all’uomo nei confronti di Ike accusandolo di essere un agente traditore.

Violet invece è una bambina che insieme ad altri bambini (tra cui i due figli di Aurelio) vive in un avamposto di Washington D.C. cercando di sopravvivere alle bande di criminali che costantemente li braccano e ai mille problemi quotidiani. Le sue giornate scorrono lente e costanti, scandite solo dalla ricerca di cibo nei dintorni nel suo accampamento, con il rischio sempre alto che vengano uccisi da criminali in cerca di guai. Insieme con i suoi amici gioca a dei vecchi giochi da tavolo, discutendo e ricordando eventi di una vita che sembrerebbe passata ormai da troppo tempo. Anche se si è ritrovata in qualcosa di immensamente più grande di lei, sorprende il modo in cui affronti le cose insieme alla sua banda di amici: pianificando piani di emergenza da mettere in atto in caso di attacco improvviso o esplorando i sotterranei al di sotto del suo avamposto.

Le storie di tutti i personaggi principali si intrecceranno durante varie fasi del romanzo, e verranno a contatto con elementi più o meno conosciuti per chi gioca alla serie The Division.

Recensione The Division: Broken Dawn

Crediti immagine: Tony Tran

Recensione The Division: Broken Dawn

Crediti immagine: Tony Tran

Quello che ho provato leggendo il libro

Leggendo Broken Dawn è come se potessi realmente vedere quello che stava accadendo e non solo immaginarmelo. Questo grazie all’ottimo lavoro svolto dall’autore e dei ragazzi che stanno dietro ai videogiochi. Non si tratta di mondi paralleli che ogni tanto si toccano creando connessioni. No, si tratta realmente dello stesso universo, lo stesso mondo di gioco. Da videogiocatore si possono visitare gli stessi avamposti in cui i bambini vivono o hanno visitato, si possono attraversare le stesse strade che percorrono gli agenti Diaz e Ronson quotidianamente, e ci si può confrontare con gli stessi nemici che infestano le strade del libro.

Per spiegarmi meglio porto un esempio che su tutti mi ha colpito e fatto pensare. Durante la ricerca di cibo Violet e i suoi amici si imbatteranno in una banda di malviventi che cercheranno di ucciderli, riuscendoci quasi. Se non fosse per l’intervento provvidenziale e tempestivo di due agenti della Divisione. Al quel punto ho pensato: e se uno di quei due agenti fossi stato io durante una sessione di gioco? Quante volte durante i nostri spostamenti in lungo e in largo per New York o Washington D.C. ci siamo imbattuti in eventi di questo genere, magari avvisati dal sistema ISAC che ci diceva «Civili in difficoltà»? Quante volte abbiamo saltato un evento di questo genere, perché eravamo di fretta durante una missione principale o secondaria, o perché semplicemente non ne avevamo voglia, ritenendola una perdita di tempo?

Alla luce di quanto letto nel libro, e del grado di immedesimazione che ognuno di noi può provare, questi incontri (controllo del territorio, raccolta viveri o liberazione ostaggi) li vedo con un occhio completamente diverso. Mi fermo e compio il mio dovere di agente della Divisione, o come scritto nel libro: cavaliere del cerchio arancione. Ci sono ovviamente altri esempi come quello appena citato, come la liberazione di un avamposto in mano nemica per dare una casa a dei poveri civili colpevoli solo di non avere un posto dove andare. Oppure la missione di Ike Ronson per la messa in sicurezza di esplosivi C4. Tutte azioni che normalmente compie anche un giocatore di The Division.

Tutto quello che ho appena scritto era visto attraverso gli occhi di un agente della Divisione, e di conseguenza dai nostri stessi occhi di videogiocatore. Ma cosa proveremmo se ci mettessimo nei panni di Violet, vedendo questo mondo con gli occhi di una bambina di neanche 15 anni? Sicuramente paura, tristezza e perdita di speranza per tutti i problemi e le avversità che la circondano. Difficoltà che andrebbero risolte insieme agli altri, magari insieme ai tuoi stessi amici. Magari gli stessi amici che giocano a The Division insieme a te…

Discorso a parte merita il viaggio di April, sempre determinata a scoprire quello che cela la morte del marito Bill. Mai piegata dai problemi e dalle avversità incontrate, forse un po sola ma mai sconfitta. Merito anche dell’equipaggiamento che porta in spalla: uno zaino della Divisione e un fucile tipico da agente. E forse anche questo è un messaggio che l’autore del libro vuole mandarci. Se anche un civile può indossare e provare a fare parte di un’organizzazione elitaria pronta a tutto che entra in campo quando la situazione è critica; allora in fin dei conti c’è sempre speranza. Dimostrando che anche le azioni di una persona qualunque possono far guadagnare il rispetto di un vero agente della Divisione.

Ecco quello che ho provato leggendo questo libro: è come se l’autore stesse narrando le nostre gesta, le gesta del nostro alter ego virtuale e non solo quelle di Aurelio, Ike, April o di Violet…

Recensione The Division: Broken Dawn

Crediti immagine: Tony Tran

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Crediti immagine: Tony Tran

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Un mondo in rovina: baratro o rinascita

Il libro, come detto, prosegue le vicende del primo The Division, proiettandoci su quello che sarà The Division 2. Alla fine del libro ci sarà un messaggio di speranza che ritroveremo (nel vero senso della parola) nel secondo capitolo del videogioco. Ma questo non è che un singolo particolare dell’universo di The Division.

Ci sono le bande organizzate conosciute nei due videogiochi che assediano costantemente i civili e la Divisione stessa. C’è la costante scarsità di cibo, acqua, medicine ed in generale dei beni di prima necessità. Inutile sottolineare che manca del tutto la corrente elettrica e Internet. Fatta eccezione per le grandi città che si sono attrezzate e le organizzazioni militari tra cui la Divisione che fa uso della rete Shade cui si appoggi il nostro sistema ISAC.

Proprio ricollegandosi alla mancanza di beni e servizi che riteniamo indispensabili, è da notare il passaggio del libro in cui gli adulti a capo dell’avamposto di Violet obblighino i bambini a lavarsi i denti per evitare di avere carie, a causa proprio della mancanza di dentisti che li potrebbero curare. Questo fa ragionare su cosa sia prioritario in caso di assoluta emergenza; così come dovremmo paragonarla alla situazione reale che stiamo vivendo in questi tempi di Coronavirus.

New York prima, e Washington D.C. dopo sono sull’orlo del baratro. Pronte a cadere nel caos più totale fatto di violenza, mercato nero, abusi ed ingiustizie. Oppure risollevarsi da questa situazione rimettendosi nelle mani di agenti come Aurelio Diaz, che sacrifica la possibilità di rivedere i suoi due figli, per dare la caccia prima ai traditori e poi ad una nuova fazione di nemici pronti a tutto. Per assicurare un futuro migliore a New York, a Washington D.C. e ovviamente ai suoi due figli.

Non a caso il simbolo della Divisione è una fenice e nel logo si possono leggere le parole: Extremis Malis, Extrema Remedia. A mali estremi, estremi rimedi. O si è pronti a tutto, o si deve essere pronti a perdere tutto.

Recensione The Division: Broken Dawn

Crediti immagine: Tony Tran

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Video ripreso dal canale ufficiale Ubisoft su YouTube, con l’intervista in lingua originale con sottotitoli in italiano all’autore del libro.

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Valutazioni finali
Recensione The Division: Broken Dawn
88 / 100 extralevel.it
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Pro
  • Scrittura molto piacevole: veloce e precisa.
  • La storia riprende le vicende del primo videogioco e del primo libro.
  • Per poi fare da apripista alla storia di The Division 2.
  • Personaggi caratterizzati bene e coerenti con il mondo di gioco.
  • Lo stesso magnifico universo di The Division: libri, fumetti, videogiochi... tutto inserito con logica.
Contro
  • Piccolissimi refusi di stampa, che non rovinano assolutamente la comprensione generale del libro.
  • Alcuni passaggi sono un po troppo scontati.
Riepilogo

Il libro è scritto bene, scorre via in maniera fluida e veloce e non ci sono momenti problematici per chi è già al corrente degli eventi narrati nei videogiochi. Così come non ci sono tecnicismi troppo complicati o tecnologie estranee al mondo di The Division. La traduzione è fatta molto bene e non ci sono errori, se non qualche piccolo refuso, probabilmente causa di una prima edizione. Alcuni passaggi sono un po troppo telefonati: per esempio quando si mette male per uno dei protagonisti, arriva sempre l'agente della Divisione che risolve la situazione. Oppure quando sembra che vada tutto troppo liscio durante il viaggio dei nostri, quando invece nei videogiochi basta girare l'angolo per ritrovarsi sommersi da bande di nemici e persone che vogliono prendersi gioco di noi alla prima occasione.

Tutto questo comunque non stona troppo e si incastra perfettamente nell'universo di The Division. Ancora una volta i miei più sinceri complimenti all'autore e ai ragazzi di Massive che hanno collaborato per rendere il libro il più coerente possibile al videogioco e viceversa. Assolutamente consigliato, soprattutto se abbinato alla lettura del libro precedente e dei relativi fumetti.

Ambientazione100
Personaggi100
Coinvolgimento100
Scrittura100
Traduzione95
Originalità90
Illustrazioni45
Finiture70
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Sono nato a Perugia, in Umbria, nel "lontano" 1986. Ho frequentato l'Istituto Tecnico Commerciale, seguendo l'indirizzo programmatori. Appena finiti gli studi sono entrato nel mondo lavorativo come disegnatore grafico nell'azienda in cui tutt'ora lavoro, da oltre 14 anni. Sono riuscito a legare tecnologia, fotografia e grafica nella vita reale, e in questo sito. Fin da piccolo ho nutrito una forte passione per la tecnologia: in particolar modo per i computer. Tutto è nato da un vecchio PC: un 486 che avevamo a casa. Smontandolo, rimontandolo, installandoci giochi e programmi con il solo scopo di imparare qualcosa o per capirne il suo funzionamento. Negli anni la passione è [... continua]
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