Recensione Metro 2034 (libro)

Autore Matteo Pisello  //   extralevel.it
Data di pubblicazione 20 Dicembre 2016, 20:29
Data ultima modifica 18 Gennaio 2018, 18:29
Tempo medio di lettura 10-12 minuti circa
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Introduzione

Continua la serie di recensioni sul MetroUniverse, oggi vi propongo Metro 2034, sempre dell’autore russo Dmitrij Gluchovskij. In questo caso però non è tutto rose e fiori, come per il predecessore. La storia, benché sia originale e vada a spiegare e descrivere delle vicende e dei personaggi del tutto nuovi, non “prende” mai del tutto, ed è un vero peccato. Mettiamoci pure la traduzione quasi ridicola del libro, ed ecco che l’atmosfera si perde anche nel rileggere interi periodi a causa di errori grammaticali e di scrittura. Ma non voglio anticiparvi troppo, verrà tutto trattato separatamente e dettagliatamente nei paragrafi seguenti.

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Una storia, tante storie

La storia di Metro 2034 riprende all’incirca un’anno dopo gli eventi del libro precedente. Siamo alla stazione Sevastopolskaja, la “centrale elettrica” dell’intera metro moscovita. Da qui infatti, grazie ai flussi d’acqua sotterranei, vengono azionati dei generatori che riforniscono di energia elettrica la metropolitana. E grazie all’energia prodotta e venduta, gli abitanti possono rifornirsi, scambiare e comprare munizioni e altri generi di sopravvivenza dalle altre stazioni vicine e lontane.

Ma quando un giorno il convoglio dei rifornimenti non torna indietro alla Sevastopolskaja, le autorità locali decidono di mandare un gruppo di soldati per cercare di capire cosa possa essere successo. Soldati i quali sono i meglio addestrati e preparati dell’intera metropolitana russa, arrivando perfino a paragonarli alla leggendaria legione Spartana. Infatti i bambini quando hanno ancora 5 anni di età vengono fatti crescere con l’insegnamento, la dottrina e la rigidità militare, imparandogli a maneggiare le armi e insegnandogli le tecniche di combattimento. Tecniche ed insegnamenti militari che sono di vitale importanza per la difesa e la sopravvivenza propria e dell’intera stazione (se non di tutta la metro), quando devono fronteggiare orde di nemici provenienti dalle profonde ed oscure gallerie a sud della stazione.

Ed è con questi presupposti che Hunter, Omero (il cui nome deriva dal famoso poeta greco) ed un terzo uomo: Achmed, partono alla scoperta del perché non facciano ritorno ne la carovana di rifornimento, ne la pattuglia di ricerca inviata in loro soccorso. Da questo viaggio deriveranno e si dirameranno tutte le storie e le scoperte di Metro 2034. Di nuovo un viaggio al centro del romanzo, come successo in Metro 2033, ma questa volta è un percorso più breve (e forse meno intenso) e fatto in totale “cooperativa”.

Se in Metro 2033 la storia era lineare ed ogni nuovo capitolo cominciava dove il precedente era terminato, in Metro 2034 ci saranno due storie parallele. Quella di Sasha e di suo padre, e quella di Hunter e Omero, suo compagno di viaggio. All’inizio del libro verranno presentate singolarmente, per poi unirsi ed intrecciarsi fino alla fine del romanzo. Inoltre anche i vari personaggi principali avranno storie personali e ricordi di un futuro ormai troppo lontano: la piccola Sasha ripercorrerà tramite sogni e ricordi la propria infanzia, o quello che ne rimane. Omero, con la passione per la scrittura ed il sogno di scrivere un grande romanzo, condivide la propria esistenza con la compagna/moglie nella loro stazione. Piccoli angoli di vita vissuta che donano al romanzo un tocco personale, intimo e realistico.

Al contrario di Metro 2033 dove erano la storia, il viaggio e le scoperte di Artyom il vero punto focale del romanzo, in 2034 invece ci sarà costantemente un intreccio di storie, ricordi ed avvenimenti che narreranno fino alla fine le vicende. In alcuni casi questo intreccio confonde un po troppo le idee e “mischia” le carte, finendo per non far comprendere fino in fondo la storia, complice inoltre la pessima traduzione, eseguita dall’editore dell’edizione italiana.

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Luoghi, pericoli e nemici: la metro

Le vicende in questo seguito si svolgono nella parte sud della metropolitana di Mosca, con visite a stazioni limitrofe alla Sevastopolskaja e stazioni centrali all’Anello, già esplorate in passato. Al contrario del predecessore qui non si ha la varietà di spostamenti tra stazioni e gallerie. Il viaggio sarà più limitato ed anzi ci si ritroverà a visitare stazioni già conosciute dal viaggio precedente: come la Polis e i suoi tunnel. Non mancherà, come da tradizione un viaggio in superficie, anche se molto più limitato rispetto a quello di Artyom. In questo caso sarò Sasha a voler conoscere, dare un’occhiata per la prima volta al mondo ormai distrutto, come se fosse attirata ed al tempo stesso intimorita da quella rampa di scale mobili che porta verso l’ignoto.

Ritorneranno anche le stazioni con perdite di gas, e conseguente perdita di sensi ed allucinazioni. I personaggi durante i loro viaggi incontreranno anche nuovi tipi di mostri, come dei piccoli (ma non troppo) esseri che si nutrono dei cadaveri, e troverà anche spazio il ritorno degli “pterodattili” di superficie con cui la piccola ed indifesa Sasha dovrà combattere se vorrà tornare sana e salva nel sottosuolo. Oltre che ad esseri materiali ed in carne ed ossa, la spedizione dovrà fare i conti con esseri leggendari ed immateriali, che ostacoleranno la loro avanzata e che si rintanano in stazioni tanto belle quanto mortali.

Per la prima volta sentiremo parlare in maniera un po più approfondita della leggendaria Città di Smeraldo: un gruppo di tre stazioni della metropolitana moscovita che rimasero isolate dal resto della metro e che tutt’ora non si sa se siano abitate o meno. Di queste tre stazioni fa parte quella dell’Università, ed è per questo che la Città di Smeraldo è considerata l’ultimo focolaio attivo (forse) della sapienza, dell’intelletto, del rispetto e della razionalità umana. Resta a voi scoprire cosa i protagonisti si troveranno di fronte.

Interessante anche l’accenno ad una centrale elettrica atomica, fatto da Omero, durante uno dei suoi tanti racconti. La centrale in questione è la Kolskaya ed è situata nella città di Polyarnye Zori. Si narra che durante l’ultima grande guerra nucleare, benché siano stati attaccati obiettivi sensibili e nevralgici del potere russo, la centrale Kolskaya non sia stata presa di mira. Nei mesi e negli anni successivi l’attacco, la centrale è servita come base operativa, riunendo i superstiti ed instaurando un “nuovo governo interno“, composto da forze militari, approvvigionamenti ed energia, al fine di poter proseguire con la “normale” vita quotidiana.

Nonostante sia solamente un’accenno, o una storia, è interessante scoprire come il mondo all’esterno nel cilindro della metro si sia evoluto e trasformato nonostante tutto. Sarebbe bello che in un successivo romanzo venga dato spazio e voce a questo e ai tanti altri luoghi, espandendo ancora di più l’universo letterario di Metro, continuando a descrivere in parallelo quello che accade o è accaduto al mondo circostante.

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Nuove e vecchie conoscenze

Ritroveremo Hunter, anche se non sarà più lo stesso di prima. Lo avevamo lasciato come lo stalker impavido e determinato, che aveva richiesto aiuto e poi soccorso Artyom nell’annientamento dei Tetri; ora invece lo ritroviamo come un uomo desolato, rassegnato e solitario che si è rintanato di propria iniziativa nella parte meridionale della metropolitana a fare da guardia in una stazione pericolosa e costantemente attaccata dalle creature. E’ alla ricerca costante di un pretesto per “rimettersi in opera”, e quando finalmente ne trova uno, non si perderà di certo in chiacchiere. Il suo sarà un viaggio di vendetta e di riscoperta ma anche di perdita progressiva ed inesorabile di personalità ed umanità. Inizialmente si ha come l’impressione di essere di fronte ad un Hunter con una doppia personalità, teoria in futuro confermata, avvalorata ed ingrandita anche dagli incontri/scontri con gli altri personaggi.

Omero, che viene scelto da Hunter stesso, come guida della metropolitana. In passato infatti era stato prima un tecnico della metro per poi diventare macchinista. Hunter lo sceglie come guida per gli spostamenti tra i tunnel, ma più che come “Cicerone” viene scelto per aiutare, sostenere e “raddrizzare” Hunter nei momenti in cui perde la ragione, e per ritrovare l’io ormai sprofondato, a causa del rimorso nell’aver ucciso i Tetri l’anno precedente. Omero accetta di seguire Hunter non tanto per volontà propria nell’aiutare il prossimo, ma per vivere almeno un’ultima volta un’avventura che gli faccia riprendere a scrivere e trovare la fonte d’ispirazione per il suo nuovo romanzo (ecco spiegato il motivo del suo soprannome).

C’è poi Sasha e suo padre. La piccola, poco più che quindicenne aiuta suo padre, uno stalker, a sopravvivere alla metro dopo essere stati banditi ed espulsi dalla loro stazione di appartenenza, vendendo in parte gli oggetti che suo padre trova in superficie. E proprio a causa dei viaggi all’esterno della metro, che il padre muore, lasciando così Sasha sola ed abbandonata al proprio destino. L’incontro con Hunter ed Omero la salverà, decidendo così di proseguire il viaggio con loro. Durante il viaggio Sasha si affezionerà ad Hunter, cercando di salvarlo dalla sua “doppia personalità”, in certi casi però, gli riuscirà proprio l’opposto.

Infine come personaggio quasi “secondario”, c’è Leonid. Elemento che si aggiunge al gruppo verso la fine del romanzo e particolarmente interessato a Sasha. Sembra che tutto può e tutto sappia, infastidendo non poco Omero, il quale vede nella ragazzina la sua musa ispiratrice e la sua seconda figlia.

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Scrittura e traduzione

Sembra quasi che nel scrivere questo seguito, Gluchovskij, abbia avuto il fremo a mano tirato. Il libro è composto all’incirca di 460 pagine (contro le quasi 700 di Metro 2033), e a tratti si ha il senso di déjà-vu. L’effetto novità del primo libro, purtroppo non ritorna, e neanche le novità proposte (seppur gradevoli e ben scritte) non riescono dove Metro 2033 aveva entusiasmato e raccolto critiche favorevoli. La “scrittura condivisa” tra autore e fan del primo libro (che è stata uno dei fattori del successo mondiale), in questo seguito non si ripresenta, a favore di una scrittura solitaria e completamente autonoma da parte di Gluchovskij.

Nell’introduzione della recensione accennavo alla traduzione ridicola del libro, e non posso che confermare la mia valutazione. Questo fattore non riguarda ne il libro ne tantomeno l’autore, ma piuttosto il lavoro svolto dall’editore che ha effettuato la traduzione in italiano dalla lingua originale. Sembra che abbiano fatto un lavoro affrettato, sbagliando lettere e commettendo banali errori grammaticali.

Anche l’impaginazione del libro non risulta esente da questi errori. Non mancheranno righe in cui mancano del tutto le spaziature tra le parole, rendendo il testo comprensibile solamente dopo due o tre letture. Anche all’interno dello stesso paragrafo si possono trovare svariati errori, rallentando non di poco la lettura, la comprensione e la scorrevolezza del racconto, costringendo il lettore a rileggersi interi tratti di romanzo.

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Valutazioni finali

75%
Ambientazione
80%
Personaggi
85%
Coinvolgimento
75%
Scrittura
75%
Traduzione
15%
Originalità
85%
Illustrazioni
10%
Finiture
50%

E’ veramente difficile dare un giudizio al secondo libro della saga, soprattutto da appassionato del genere. Non è tutto da buttare, anzi. L’atmosfera resta inalterata, ma se nel primo Metro c’era l’effetto novità, qui invece si perde un po per strada. Sinceramente lo ritengo più un 2033.1 che un capitolo a se stante. Il lettore (me compreso) non resta immediatamente affascinato e completamente immedesimato nella storia narrata.

Causa di ciò anche la traduzione frettolosa ed inaccurata effettuata dall’editore. Se nel primo erano presenti sporadici errori, in Metro 2034 si ha di fronte un susseguirsi di errori grossolani, dal paragrafo scritto tutto attaccato e senza spazi fra parole, ad articoli sbagliati e interi periodi sgrammaticati. Ostacolando non poco la scorrevolezza della lettura.

Una lettura quasi obbligata per coloro che hanno amato il precedente capitolo e ai fan dell’universo letterario (e non solo) di Metro. Per tutti gli altri ne sconsiglio la lettura, almeno fino alla riedizione di una versione aggiornata e corretta dai troppi errori. Purtroppo resta l’amaro in bocca per un’occasione “quasi” persa… speriamo che Metro 2035 possa ridare un nuovo slancio alla saga, perché merita veramente.

Logo extralevel.itMatteo Pisello, www.extralevel.it
Pro

  • Storia originale che si aggancia ai fatti accaduti nel libro precedente.

  • Personaggi nuovi con una propria storia e vicende personali.

  • Personaggi già conosciuti, le cui storie vengono però ampliate e narrate.

  • La metropolitana, come essere “pulsante”, non perde il suo fascino originale.

  • Il tema dell’amore, entra in un mondo in miseria e in rassegnazione.

Neutro

  • Nulla da rilevare.
Contro

  • Traduzione pessima: frettolosa ed inaccurata.

  • Interi periodi narrativi sono pieni di errori, sia ortografici che di impaginazione.

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