Recensione Metro 2035 (libro)

Autore Matteo Pisello  //   +MatteoPisello
Data di pubblicazione 26 Febbraio 2017, 16:34
Data ultima modifica 18 Gennaio 2018, 18:31
Tempo medio di lettura 12-14 minuti circa
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Introduzione

Eccoci di ritorno con l’ultima opera di Dmitrij Gluchovskij, terzo ed ultimo romanzo che chiude la trilogia di Metro, ma speriamo non la serie del MetroUniverse. Si distacca da Metro 2033 e Metro 2034 per quanto riguarda le tematiche, ma fonde in maniera credibile ed incredibile personaggi, ambientazione ed emozioni di tutte e tre le opere. Tutto verrà ribaltato, confuso e mischiato; i personaggi li ritroveremo cresciuti e maturati, nonostante siano passati solamente due anni dall’inizio delle loro avventure. Ma si sa, nella metropolitana il tempo non passa per tutti allo stesso modo: è un ecosistema speciale e misterioso.

In questa recensione cercherò il meno possibile di “spoilerare” fatti, accadimenti e storie, anche se per raccontare al meglio quest’ultimo libro e il messaggio che contiene, inevitabilmente qualcosa salterà fuori. Siete avvertiti. Oltre le tre recensioni sui romanzi, presto scriverò un’articolo di confronto, continuate a controllare il sito.

Non mi resta che augurarVi buona lettura. Se il contenuto che Vi state apprestando a leggere è stato di Vostro gradimento, non dimenticateVi di condividere, di lasciare un commento e di votare MI PIACE in fondo all’articolo. Un piccolo e semplice gesto per Voi, ma che aiuterà la crescita di questo sito. Grazie mille.

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Tutti insieme, per un’ultima volta

In questo ultimo capitolo della trilogia, tutti i personaggi (o per lo meno i più importanti) confluiranno in un unico filone narrativo, intrecciando le proprie storie e rivelando lati nascosti o bui della propria esistenza. Ritroveremo finalmente Artyom che si è sposato con Anya; scopriremo che la piccola Sasha si è salvata dall’inondazione finale avvenuta nei capitoli conclusivi di Metro 2034 ed è diventata una prostituta in uno dei più grandi bordelli della metro; ritornerà Omero che condurrà Artyom in uno dei suoi viaggi alla scoperta di storie da scrivere e raccontare, trovando alla fine il suo posto ideale; ritroveremo Melnik anche se non sarà l’uomo che imparammo a conoscere in Metro 2033: invalido e costretto sulla sedia a rotelle; ci sarà inoltre qualche riga su Hunter, anche se Gluchovskij non ne dà notizie approfondite e non rivela come siano andate le cose dopo i fatti conclusivi di Metro 2034, e questo purtroppo è un peccato essendo stato l’artefice del viaggio di Artyom all’inizio di Metro 2033.

Oltre ai personaggi degli altri due capitoli, impareremo a conoscere Lekha, un “manager”: così si fa chiamare. Non è altro che un commerciante che si guadagna da vivere (e che cerca di sopravvivere) raccogliendo e vendendo il letame di maiale. Sarà uno dei personaggi che accompagnerà Artyom attraverso le sue ultime avventure e che lui stesso chiamerà “apostolo”. Incontreremo Ilya, un maestro rispettato a dall’apparente perfetta vita, sposato e in attesa di diventare padre, che si ritroverà le sue convinzioni crollate e distrutte da un momento all’altro. C’è poi Savely: stalker di professione, uno dei “clienti” di Sasha, che aiuterà Artyom e Lekha durante un viaggio in superficie. Conosceremo meglio anche Letyaga, compagno d’armi di Artyom durante l’anno trascorso al servizio dell’Ordine; forse più di un compagno: un fratello, leale fino alla morte. E tanti, troppi, individui che nascondono la verità all’intera metro pur di comandare ed essere rispettati.

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Artyom: da eroe a pazzo visionario?

L’Artyom eroe che salvò la metro dai Tetri due anni or sono è diverso, cambiato, cresciuto. Non è più il giovane goffo e impaurito che imparammo a conoscere in Metro 2033: si è “evoluto”, forse grazie anche all’esperienza accumulata durante l’anno di servizio nell’Ordine. E’ si un’eroe, ma non viene creduto, la gente non crede più nelle sue pazze idee. Idee di speranza e di rinascita: che qualcuno oltre le quarantamila persone all’interno della metropolitana di Mosca, sia sopravvissuto al di là delle porte ermetiche, in Russia e in tutto il mondo.

Ogni giorno Artyom sale in superficie per cercare di captare delle comunicazioni provenienti dall’etere, e puntualmente ogni giorno fallisce nell’impresa. Finché un giorno non arriva alla VDNKh, un vecchio di nome Omero con delle informazioni preziose su dei contatti avvenuti con altri sopravvissuti all’esterno della metro. Convintosi a partire con il vecchio, Artyom intraprende un viaggio di scoperte e conoscenze, ma anche di realtà a cui lui stesso non vorrebbe credere. Capisce che è in atto un sistema di protezione delle comunicazioni che blocca i segnali in ingresso e in uscita. Evitando così di far sapere al mondo che a Mosca ci sono sopravvissuti: uno scudo, una barriera, un muro invalicabile fatto di interferenze che inghiottono ogni speranza. Ma perché è in atto un simile sistema? Semplice: i potenti, coloro che silenziosamente governano e dirigono l’intera metro, credono che ancora sia in corso una guerra contro la Russia, e così facendo si nascondono agli occhi del mondo in attesa che tutto passi, continuando la loro vita da talpe.

Artyom cercherà in tutti i modi di cambiare la gente, le loro convinzioni e le loro abitudini. Lo farà nei modi più diversi: liberando dei prigionieri dalle celle di detenzione, ma non verrà seguito per paura di ritorsioni; spiegando che fuori ci sia vita e non solo distruzione e morte, ma verrà creduto pazzo; smascherando complotti architettati da persone subdole, nascoste e onnipresenti, ma nessuno crederà ad una simile idiozia. Sarà come parlare al vento. Nessuno gli crederà, e nessuno lo seguirà. Tutti lo scanseranno, tutti lo derideranno, tutti tranne Anya, sua moglie. I rapporti tra di loro non sono idilliaci, anzi, sono sposati ma divisi in casa. Anya non sopporta più di vedere Artyom in quelle condizioni e non crede alla sua folle idea che ci sia vita all’esterno. Ma prima o poi si dovrà ricredere anche lei.

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Luoghi, scoperte e cambiamenti

In questo romanzo saranno presenti interi capitoli ambientati all’esterno della metro, la componente di avventura e di esplorazione non mancherà in Metro 2035. Artyom e i suoi andranno alla scoperta della verità in superficie, trovando ciò a cui lo stesso Artyom dava la caccia da tempo. Ciò che gli si presenterà davanti potrebbe far crollare le sue idee o confermarle in pieno, risollevandolo agli occhi dei tanti: un’intera costruzione militare per confondere ed annebbiare l’etere, alimentata da enormi mulini a vento costruiti con pezzi di fortuna. Gestita e protetta anche da quelli che fino a poco tempo prima chiamava amici e fratelli.

I luoghi dove un tempo uno si sarebbe spaventato a morte o avrebbe perfino potuto perdere la vita non fanno più lo stesso effetto: le stelle del Cremlino non hanno più la loro aura di mistero e potere, sembrano spente ed impotenti; la biblioteca Lenin non incute più la paura dei primo viaggio e neanche gli esseri che dimorano al suo interno non fanno lo stesso effetto, se non per il ricordo di un caro amico morto proprio a causa loro. Le strade sembrano più sicure o forse è solo un’impressione dovuta all’esperienza accumulata negli anni da stalker.

Tornano anche alcuni luoghi familiari al lettore: si torna a parlare di Polyarnye Zori, la centrale atomica sopravvissuta miracolosamente al bombardamento della Terza Guerra Mondiale, su cui Artyom ed Omero cercano informazioni durante i loro spostamenti. Verso la fine del romanzo, quando Artyom torna alla sua stazione di appartenenza: la VDNKh, parcheggia l’auto (si, proprio un’auto: funzionante e perfettamente conservata dal suo ex proprietario) dietro la stazione cambiavaluta che aveva visitato nei capitoli conclusivi di Metro 2033, proprio prima del bombardamento dei Tetri con i missili. Quella stessa edicola cambiavaluta in cui aveva letto e vissuto sulla propria pelle gli ultimi istanti di vita di una ragazza barricata al suo interno.

Piccoli dettagli, piccoli momenti di vita già vissuti nei capitoli precedenti che ritornano in questo ultimo libro, proprio per chiudere quel cerchio immaginario aperto anni prima. Personalmente mi ha fatto molto piacere rileggere di quei luoghi e di quegli avvenimenti, perché mi sono immaginato come potrebbero essere cambiati. Sono queste chicche, questi richiami ai titoli precedenti che fanno sentire partecipe e coinvolto il lettore.

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Osservatori invisibili: finzione e potere

Parlando di luoghi e strutture, come non citare l’esperienza di Artyom all’interno del BUNKER-42. Un luogo di grandissimo potere e mistero, facente molto probabilmente parte della famosa linea della Metro-2. All’interno di questo bunker sotterraneo, che prima era una sorta di museo con statue di cera, riproduzioni e prototipi di bombe atomiche, è presente l’élite della società russa. Coloro che in maniera del tutto nascosta ma palpabile tirano le fila dell’intera metro.

Loro ti dicono cosa fare, loro ti dicono da che parte stare: con i Rossi, con il Reich, con l’Hansa, con l’Ordine o con nessuno. Ma lo fanno molto velatamente, ti fanno credere persino che quelle stesse fazioni esistano realmente, che hai il controllo sulla tua stessa vita, che hai il potere di scegliere cosa fare. Ma è tutto un imbroglio architettato ad arte per governarti in un silenzio assenso in cui il singolo individuo non è che una pedina nello scacchiere della metropolitana. Tu hai fame e non sai cosa mangiare? Loro hanno cibo e bevande a volontà. Tu non hai le cartucce per combattere o per scambiare e commerciare? Loro ne hanno un’intero magazzino. Tu credi di avere qualche sorta di scelta? Sei un’illuso, loro ti possiedono, facendoti credere che non esistono. Chi sono? Sono gli Osservatori invisibili.

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Traduzione: questa volta ci siamo

Questa volta la traduzione è stata eseguita bene, anche se ancora sono presenti delle piccole sbavature, che fortunatamente non rovinano la comprensione e la scorrevolezza della lettura. E’ una prima edizione e nonostante ciò il lavoro dell’editore è stato quasi impeccabile. Non ci sono più gli errori grossolani di Metro 2034 che rovinavano l’esperienza di lettura. In questo capitolo conclusivo sono presenti pochi errori: alcune parole scritte attaccate, un paio di casi in cui un nome era scritto male e alcuni paragrafi impaginati male, ma nulla di importante e a cui non si possa porre rimedio con una successiva edizione corretta e riveduta o una rilettura più attenta.

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Romanzo o mondo reale?

Leggendo le pagine di questo romanzo, il lettore non può non domandarsi se non ci sia tra le righe un messaggio o una parvenza della realtà odierna e moderna. Un continuo scontro tra culture e civiltà: occidente e oriente, Stati Uniti e Russia, bianchi contro neri, Rossi contro Reich, ricchi contro poveri. Artyom in tutto questo è un personaggio di finzione, così come la storia che ci viene raccontata. Ma se per un momento prendessimo l’ambientazione, la storia, le vicende, le fazioni, la politica che ci viene narrata e descritta in Metro 2035 e la portassimo e la riadattassimo leggermente nel mondo reale in cui tutti noi ogni giorno viviamo: quanto di tutto questo è fantasia e quanto potrebbe essere veramente la realtà?

Artyom durante i suoi innumerevoli viaggi, e durante le sue infinite conoscenze, ha scoperto una realtà di cui non voleva più fare parte. Perché vivere nascosti? Perché vivere nella paura? Perché odiarci per qualsiasi cosa e trovare sempre dei punti di disaccordo, quando potremmo venirci incontro e trovare delle cose in comune? Perché nessuno è disposto a cambiare? Nel suo piccolo ha cercato di convincere la gente, ha cercato anche di salvarla da loro stessi, ma senza nessun risultato. E se questi tentativi e questi messaggi fossero stati indirizzati a noi? Quanto c’è di vero e quanto di irreale negli Osservatori invisibili?

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Valutazioni finali

98%
Ambientazione
95%
Personaggi
95%
Coinvolgimento
100%
Scrittura
95%
Traduzione
85%
Originalità
95%
Illustrazioni
20%
Finiture
70%

Se Metro 2033 è stato l’inizio della storia, e Metro 2034 ne era un’espansione o un'”antipasto” alle vicende future, Metro 2035 è l’epilogo più distopico, irreale e surreale – ma anche terribilmente vicino alla nostra realtà quotidiana – che ne segna l’incredibile conclusione. Personalmente ho amato ogni singola riga di questo libro e in generale dell’intera trilogia, sono rimasto meravigliato e sorpreso di alcune scelte di trama che ho trovato stupende e geniali. Regala emozioni e scoperte fino alla fine, siano esse piccole o di reale importanza per la comprensione della trama principale.

Metro 2035 contiene inoltre anche un messaggio tanto potente quanto incredibilmente reale ed attuale. E’ una lettura assolutamente obbligata per gli amanti del genere distopico/apocalittico, e questo non significa leggere solo Metro 2035, ma l’intera trilogia di Gluchovskij.

Matteo Pisello, www.extralevel.it

Pro

  • Il tema della politica e della continua lotta per il potere entra prepotentemente nei tunnel della metro.

  • L’avventura e la scoperta ritornano: questa volta le maggiori scoperte arriveranno dai viaggi in superficie.

  • Artyom non si darà mai per vinto, cercherà sempre di combattere – se necessario fino alla morte – pur di informare e divulgare quello che ha scoperto.

  • Ambientazioni, descrizioni ed incontri sempre ricchi di particolari e mai banali.

  • Personaggi realistici, vivi ed emozionanti.

  • Si legge e si percepisce la crescita degli individui che popolano il romanzo.

  • Ogni personaggio – alla fine – sembra che abbia trovato il suo posto ideale all’interno della metro.

  • Metro 2035 potrebbe essere anche un’incredibile specchio della realtà odierna.

Contro

  • Purtroppo è finita la trilogia originale e con essa la storia di Artyom.

  • Qualche piccolissimo errore di impaginazione e traduzione, nulla di importante.

  • Purtroppo non si sa che fine abbia fatto Hunter.

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About the Author:

Sono nato a Perugia, in Umbria nel 1986. Ho frequentato l'Istituto Tecnico Commerciale, seguendo l'indirizzo programmatori. Appena finiti gli studi sono entrato nel mondo lavorativo come disegnatore grafico nella ditta in cui tutt'ora lavoro, da oltre 10 anni. Il progetto extralevel.it nasce dalla mia passione per la grafica, la tecnologia e la fotografia in genere. Il passo successivo è stato semplice: realizzare un sito; un mio spazio personale in cui mettere in pratica ed esporre le mie idee e i miei interessi. Quello che mi ha spinto a cominciare il progetto è stato il voler raccogliere tutto, e in un unico luogo, sia che si tratti di foto, di idee o di articoli.

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